Proposte per una Genova vivibile e competitiva

 

In una lettera di disponibilità e un documento programmatico inviati al sindaco, l’Istituto Nazionale di Urbanistica traguarda la ricostruzione del ponte nel più generale processo di trasformazione urbana

 

Leggi tutti gli articoli dell’inchiesta “Genova e il fantasma del ponte Morandi”

 

Un contributo culturale, scientifico e tecnico per sostenere Genova. Attraverso la presidente Silvia Viviani, il 6 dicembre 2018 l’INU ha inviato al sindaco del capoluogo ligure e commissario straordinario per la ricostruzione del ponte sul Polcevera Marco Bucci, nonché all’assessore all’Urbanistica Simonetta Cenci, una lettera di disponibilità, accompagnata da un documento programmatico in otto punti. Lo spirito che anima l’iniziativa dell’INU è la consapevolezza che “la ricostruzione del Ponte costituisce un impegno imprescindibile nei tempi brevi a cui si affianca la necessità di una programmazione, nei tempi medi e lunghi, di un complesso di piani, politiche, progetti e opere specifiche capaci di offrire scenari strategici e operativi adeguati alle domande di una città e di una economia già provate in passato da altri eventi calamitosi e tuttavia sempre proiettate verso un ruolo di primo piano nella competizione economica internazionale e nella ricerca di una qualità urbanistica e ambientale di eccellenza“.

Nel documento che accompagna la missiva, redatto da un gruppo di lavoro a cui hanno preso parte, oltre che la presidente Viviani e il membro della Giunta esecutiva Carlo Gasparrini in veste di coordinatori, anche Carlo Alberto Barbieri e Giampiero Lombardini, presidenti delle sezioni regionali del Piemonte e della Liguria, Simone Ombuen, Rosario Pavia e Paolo Viola, si segnalano alcuni nodi da approfondire. Tra questi, la prospettiva che la sola ricostruzione del ponte non farebbe altro che riproporre la condizione di disagio del traffico su gomma, soprattutto dei mezzi pesanti, che i genovesi ricordano bene e che ha stressato profondamente il ponte Morandi. Pertanto, per l’INU, è fondamentale inserire la costruzione del nuovo ponte dentro scenari urbanistici e infrastrutturali sostenibili ed efficaci per la risoluzione dei problemi della mobilità di Genova, per la sua attrattività economica e turistica, per la sua vivibilità e per la qualità ambientale. L’INU indica come “irrinunciabile” la connessione con i corridoi transnazionali delle reti ferroviarie per spostare quote crescenti dei flussi delle merci dalla gomma al ferro con conseguente alleggerimento delle infrastrutture stradali urbane. Ecco quindi la necessità d’ipotizzare nel più breve tempo possibile il completamento del Terzo valico ferroviario, la realizzazione della cosiddetta Gronda e la fattibilità tecnico-economica del tunnel sub-portuale, il cui progetto va approfondito al livello definitivo, come infrastruttura di completamento della grande viabilità est-ovest.

Importante per l’INU in questo contesto affrontare anche la scala della mobilità urbana con l’obiettivo di un riequilibrio tra gomma e ferro e fra trasporto pubblico e privato in cui collocare il ruolo del viadotto. Di qui la necessità di completare la metropolitana e potenziare una rete diffusa di mobilità slow strettamente raccordata alle reti del trasporto pubblico. Come riferimento e strumento viene indicato il Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS). Portate a termine queste azioni, si potrà “immaginare il futuro declassamento del viadotto autostradale – e quindi anche del nuovo ponte – a infrastruttura stradale della sola mobilità urbana, quando quelle condizioni di contesto lo renderanno possibile oltre che auspicabile“.

 

 

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