Il design: marginale, irrequieto, libero

Il design: marginale, irrequieto, libero

Due libri ridefiniscono i confini della disciplina: Jane Hall parla di 250 donne progettiste, Alice Rawsthorn della sua esperienza

 

Published 7 aprile 2026 – © riproduzione riservata

 

Il progetto contemporaneo, soprattutto negli ultimi decenni, è chiamato a confrontarsi con nuove condizioni culturali, politiche e sociali che rendono progressivamente meno nitidi i confini tradizionali del design.

Il design appare oggi come una disciplina inquieta, orientata a superare gli stereotipi legati alla sua origine industriale e a ripensare il proprio ruolo oltre la dimensione esclusivamente professionale. In questo scenario si collocano “Making Space: Interior Design by Women” (Phaidon, 2025, 288 pagine, 49,90 €) di Jane Hall e “Il design come attitudine” (Johan & Levi, 2025, 216 pagine, 26 €) di Alice Rawsthorn, due libri che, pur muovendosi su piani diversi, ripensano ciò che siamo abituati a considerare progetto.

Ripensare l’interior design

Il volume “Making Space: Interior Design by Womendi Jane Hall, accompagnato da un’estesa ricerca fotografica, ricostruisce una genealogia al femminile dell’interior design, guidando il lettore attraverso il lavoro di oltre 250 progettiste attive in epoche, contesti geografici e ambienti culturali differenti.

Il libro sfida la concezione comune dell’interior design come pratica secondaria rispetto all’architettura, associata più alla dimensione estetica e decorativa che a quella della ricerca progettuale. Tale percezione, parallela alla reputazione di una sfera prevalentemente femminile, ha contribuito a costruire l’immaginario di una disciplina ornamentale, non essenziale e, di conseguenza, sottovalutata.

Eppure, il volume mostra come negli spazi interni si siano sperimentati modelli di vita, espressioni di identità e linguaggi capaci di incidere profondamente sulla cultura contemporanea. Jane Hall evidenzia come questa presunta marginalità abbia offerto a molte progettiste un territorio di libertà, permettendo loro di operare lontano dalle rigidità di discipline più formalizzate, in cui il contributo femminile difficilmente veniva riconosciuto.

Il libro invita quindi a ripensare i confini del design come costruzioni storiche, segnate da processi di delegittimazione disciplinare e da distinzioni di genere che ne hanno condizionato la percezione e la collocazione culturale.

 

Intervento sulla realtà

Un diverso punto di vista, operativo, sui confini del design è offerto dall’inglese, Alice Rawsthorn, che propone una ridefinizione più ampia del design, non inteso come professione, ma come attitudine al cambiamento della realtà. L’autrice richiama l’eredità teorica di László Moholy-Nagy, pioniere di una visione del progetto orientata ai bisogni dell’individuo e della società. Una visione che mirava a emancipare il design dal ruolo professionale consolidatosi con la Rivoluzione industriale, spesso subordinato a logiche produttive e consumistiche.

In un’epoca segnata da trasformazioni rapide e pervasive, Rawsthorn sottolinea l’urgenza di un design capace di confrontarsi con le sfide globali. L’emergenza climatica, l’aumento delle disuguaglianze, le crisi umanitarie, la ridefinizione degli scenari post pandemici, l’accelerazione tecnologica e le persistenti discriminazioni di genere diventano così ambiti centrali del progetto.

In questa prospettiva, il design è chiamato ad aprirsi al contributo di figure provenienti da ambiti diversi, che, pur non avendo una formazione specifica, utilizzano il progetto come strumento di intervento sulla realtà. “Il design come attitudine” mostra come questi nuovi progettisti reagiscano alle sfide contemporanee sviluppando pratiche che attraversano questioni ambientali, politiche, sociali e culturali. Attraverso una serie di esempi, il libro restituisce l’immagine di un design sempre più ibrido, inclusivo e difficilmente riconducibile a definizioni rigide.

Considerati insieme, i due libri offrono uno spunto per riflettere su come ciò che definiamo design richieda oggi di essere riformulato e nuovamente legittimato. “Making Space: Interior Design by Women” restituisce centralità al progetto di interni, mettendone in luce la marginalizzazione e le implicazioni di genere; “Il design come attitudine” mostra invece come il progetto contemporaneo tenda a oltrepassare tali confini, configurandosi come pratica trasversale e aperta.

Autore

  • Alessia Righi

    Laureata in Design degli Interni, è studentessa magistrale di Interior & Spatial Design al Politecnico di Milano, dove lavora come cultrice della materia in laboratori dedicati alla riqualificazione degli edifici abbandonati. La sua attività di ricerca occupa di metodologie di progetto per il riuso del patrimonio esistente. Ha collaborato come autrice con Inventario e Corriere della Sera.

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