Isole Verdi: transizione ecologica, fragilità amministrativa

Isole Verdi: transizione ecologica, fragilità amministrativa

Centocinquanta milioni, altrettanti progetti. Da Lampedusa a Favignana primo bilancio (siciliano) del programma che punta soprattutto sull’efficientamento

 

Published 6 gennaio 2026 – © riproduzione riservata

 

“Isole Verdi” è un programma ambizioso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che mobilita 200 milioni di euro per trasformare le 19 isole minori non interconnesse d’Italia. Coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con finanziamenti approvati nel settembre 2022, il programma si basa su 137 progetti: 100 dei quali sono localizzati in Sicilia, 15 in Toscana, 15 nel Lazio e 7 in Puglia.

Il racconto ufficiale enfatizza sostenibilità e innovazione, ma dietro le cifre e i decreti ministeriali emerge una questione eminentemente politica: la reale capacità delle amministrazioni locali di gestire fondi complessi, tempi stringenti e filiere decisionali multidisciplinari, spesso oltre le competenze disponibili nei piccoli comuni insulari. 

Secondo i dati della piattaforma OpenPNRR, fino a ottobre 2025 è stato speso appena il 2,9% delle risorse destinate al programma.

 

Criticità intrinseche e collaborazioni accademiche

Le isole minori, oltre a essere laboratori ambientali, sono territori amministrativamente fragili: comuni con organici ridotti, uffici tecnici sottodimensionati, risorse umane insufficienti per gestire progetti che intrecciano energia, acqua, mobilità, rifiuti e appalti pubblici. La realtà insulare racconta procedure rallentate, difficoltà di progettazione esecutiva, dipendenza da consulenze esterne e continue richieste di supporto ministeriale.

Il coinvolgimento di atenei come partner progettuali ha prodotto modelli sofisticati di integrazione energetica, dissalazione e mobilità sostenibile. Tuttavia, la distanza tra ricerca accademica e capacità operativa locale rappresenta un punto critico: spesso gli studi teorici faticano a tradursi in progetti cantierabili e realmente coerenti con le condizioni materiali, economiche e amministrative delle isole.

 

Lampedusa, Linosa e il modello Pantelleria

Lampedusa e Linosa, destinatari di 41 milioni di euro complessivi (34 milioni per Lampedusa, 7 per Linosa), rappresentano un caso emblematico: i progetti, elaborati con il Politecnico di Torino e il laboratorio MOREnergy Lab, prevedono dissalatori ad osmosi inversa, mobilità elettrica, impianti fotovoltaici ed eolici e infrastrutture idriche rinnovate.

Sulla carta, è un programma coerente e ambizioso ma, nella pratica amministrativa, le due isole non hanno potuto gestire direttamente la complessità degli interventi. Non tanto per mancanza di risorse economiche, quanto per l’impossibilità strutturale di sostenere il carico tecnico e amministrativo richiesto dal PNRR.

Si è quindi deciso di affidare il coordinamento e la gestione delle scelte al Comune di Pantelleria, attraverso il suo capo ufficio tecnico. Da un lato, ha consentito di superare lo stallo operativo e ha garantito a Lampedusa e Linosa l’accesso ai finanziamenti ma, dall’altro lato, questa decisione solleva interrogativi politici e democratici rilevanti: il modello organizzativo di Pantelleria – costruito su una realtà territoriale, amministrativa e paesaggistica profondamente diversa – è stato esportato su Lampedusa e Linosa senza che vi fosse un autentico radicamento locale. Le scelte tecniche e strategiche non sono maturate all’interno delle comunità lampedusane, ma sono state adattate da un centro amministrativo esterno, con il rischio di produrre soluzioni tecnicamente corrette ma scarsamente aderenti ai bisogni specifici dei territori.

 

Favignana: i dissalatori delle Egadi

Favignana, che amministra anche Levanzo e Marettimo, è destinataria di finanziamenti per trasformare l’approvvigionamento idrico di tre isole che hanno storicamente patito crisi idriche critiche.

Sono infatti previsti tre nuovi dissalatori: l’impianto di Favignana è dimensionato per servire 2.400 abitanti in inverno e raggiungere il 100% del fabbisogno fino a 6.600 abitanti in estate; a Levanzo sarà estesa la rete di distribuzione verso la parte alta dell’isola e a Marettimo il potenziamento della distribuzione amplierà l’erogazione oltre i perimetri attuali.

Favignana beneficerà anche degli interventi di riqualificazione energetica della Casa comunale e dell’ex Stabilimento Florio, edificio simbolico della storia industriale dell’isola.

 

Ustica, Pantelleria, Salina

Ustica, isola nota per il suo patrimonio marino protetto, è destinataria di finanziamenti per efficientamento idrico, mobilità sostenibile e gestione dei rifiuti. A Pantelleria, la più distante dalla Sicilia, sono previsti interventi integrati di efficientamento energetico e idrico, cercando di bilanciare la conservazione del paesaggio vulcanico con l’imperativo della transizione.

L’isola di Salina, amministrata da tre comuni – Leni, Malfa e Santa Marina Salina – è destinataria di quasi 3 milioni di euro per progetti che toccano efficientamento idrico, fotovoltaico, mobilità sostenibile e gestione dei rifiuti.

 

Il quadro complessivo

In Sicilia sono destinati circa 157 milioni di euro, di cui 61,8 milioni solo per le 7 isole Eolie.

Sul totale nazionale: 35 progetti puntano su energie rinnovabili (78 milioni), 31 su efficientamento idrico (67 milioni), 30 su mobilità sostenibile (19 milioni), 30 su gestione rifiuti (17 milioni), 16 su efficienza energetica (19 milioni). Particolare attenzione ai dissalatori: 12 impianti in tutto il programma, di cui 9 in Sicilia, finanziati con circa 13 milioni di euro.

La scadenza di giugno 2026 resta stringente: entro questa data, almeno tre delle 5 tipologie di interventi devono essere realizzate in ciascuna isola. Il Ministero dell’Ambiente ha istituito un Tavolo di Monitoraggio permanente, ha reso disponibile assistenza tecnica tramite Cassa Depositi e Prestiti e, dal 2024, ha avviato incontri bilaterali per approfondire criticità tecniche e possibilità di rimodulazione dei progetti.

 

Dalla carta alla pratica

“Isole Verdi” evidenzia una contraddizione strutturale del PNRR: l’ambizione di trasformare territori fragili in avanguardie della transizione ecologica senza affrontare fino in fondo la sovranità amministrativa locale. Quando i comuni non sono messi nelle condizioni di decidere e governare autonomamente, la transizione rischia di diventare un processo eterodiretto, tecnicamente efficiente ma politicamente debole.

Il successo del programma non si misurerà soltanto in megawatt rinnovabili o metri cubi d’acqua dissalata, ma nella capacità di rafforzare le amministrazioni locali, rendere trasparenti le collaborazioni scientifiche e costruire modelli organizzativi radicati nei territori.

Immagine di copertina: La Tonnara, Favignana (© Archivio Autonome Forme)

Autore

  • Lucia Pierro e Marco Scarpinato

    Lucia Pierro, dopo la laurea in Architettura all'Università di Palermo, consegue un master in Restauro architettonico e recupero edilizio, urbano e ambientale presso la Facoltà di Architettura RomaTre e un dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici al Politecnico di Milano.
    Marco Scarpinato è architetto laureato all'Università di Palermo, dove si è successivamente specializzato in Architettura dei giardini e progetto del paesaggio presso la Scuola triennale di architettura del paesaggio dell'UNIPA. Dal 2010 svolge attività di ricerca all’E.R. AMC dell’E.D. SIA a Tunisi. Vive e lavora tra Palermo e Amsterdam.
    Nel 1998, insieme fondano AutonomeForme | Architettura con l'obiettivo di definire nuove strategie urbane basando l'attività progettuale sulla relazione tra architettura e paesaggio e la collaborazione interdisciplinare. Il team interviene a piccola e grande scala, curando tra gli altri progetti di waterfront, aree industriali dismesse e nuove centralità urbane e ottenendo riconoscimenti in premi e concorsi di progettazione internazionali. Hanno collaborato con Herman Hertzberger, Grafton Architects, Henning Larsen Architects e Next Architect. Nel 2013 vincono la medaglia d'oro del premio Holcim Europe con il progetto di riqualificazione di Saline Joniche che s'inserisce nel progetto "Paesaggi resilienti" che AutonomeForme sviluppa dal 2000 dedicandosi ai temi della sostenibilità e al riutilizzo delle aree industriali dismesse con ulteriori progetti a Napoli, Catania, Messina e Palermo. Parallelamente, all'attività professionale il gruppo sviluppa il progetto di ricerca "Avvistamenti | Creatività contemporanea" e cura l'attività di pubblicistica attraverso Plurima..
    Scrivono per «Il Giornale dell’Architettura» dal 2006.

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