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Messina rinnova il suo faro, rosso, della cultura

Messina rinnova il suo faro, rosso, della cultura

Due diversi progetti portano nuovi colori e forme al MuMe: accessibilità, allestimento, immagine

 

Published 25 Marzo 2026 – © riproduzione riservata

 

MESSINA. Il “museo buono per farci un supermercato” è solo un ricordo. Dopo i recenti interventi architettonici e di riallestimento, il MuMe, Museo Regionale Accascina di Messina, è pronto per giocare alla pari con le altre istituzioni museali del Bel Paese.

Tra gli Antonello e i Caravaggio l’importanza delle sue collezioni era stata messa a dura prova dall’inaccettabile situazione di dover affrontare emergenze ad ogni pioggia più intensa, tra vetrate dei finestroni verticali dei prospetti venute giù allo spirar dello scirocco e infiltrazioni d’acqua nelle sale tra le opere.

 

Due cantieri in contemporanea

Negli ultimi anni, a partire dal 2023, con lavori iniziati sotto la direzione di Orazio Micali e proseguiti sotto l’attuale direttrice Marisa Mercurio, il museo è stato oggetto di due importanti cantieri con l’obiettivo di garantire al meglio la conservazione delle sue opere d’arte e ampliare l’accessibilità.

Uno con fondi Po Fesr 2014-2020, denominato “Valorizzazione, potenziamento e sicurezza con ampliamento degli spazi espositivi del nuovo Museo di Messina” (lavori per € 752.087,00, direzione lavori di Domenico Crisafulli, responsabile del procedimento Santi Daniele Guarnera, entrambi interni all’Amministrazione, e coordinamento di Orazio Micali). I lavori hanno interessato i prospetti interni ed esterni, il rinnovo e implementazione delle collezioni in esposizione, con circa 50 opere dai depositi, grazie all’ampliamento delle superfici espositive, e l’aggiornamento del sistema illuminotecnico.

Obiettivo principale è stato quello di garantire maggiore sicurezza alle opere d’arte. A partire dai problematici prospetti dell’edificio, dove, ci spiega la direttrice, “sono state realizzate 16 nuove edicole espositive, ad integrale sostituzione delle ampie vetrature del piano terra, e si è provveduto alla chiusura, con pannelli murari, dei grandi lucernari verticali a tutt’altezza”. Nelle nuove edicole all’esterno (circa tre metri quadrati ciascuna) è prevista entro giugno 2026 l’esposizione dei reperti architettonici storici recuperati in seguito al crollo di edifici, di culto e privati, avvenuto con il terremoto del 1908 e che giacciono disposte sulle corti esterne che circondano il museo.

Un nuovo allestimento utile a rinforzare il lavoro di conoscenza del patrimonio storico artistico della Messina distrutta, che già oggi ha un punto fermo nella mostra permanente “1908 CittàMuseoCittà”, inaugurata nel 2024 grazie alla legge regionale 9/2022, a firma del deputato regionale Antonio De Luca (M5S): un atto riparatorio ad un allestimento che aveva finito per omologare il museo in riva allo Stretto a tanti altri musei, facendogli finalmente assumere la peculiare identità di un museo nato dalle macerie del devastante sisma.

La chiusura dei lucernari, invece, oltre ad aver ridotto effetti di luce naturale dannosi alle opere esposte, che per una migliore fruizione necessitavano di illuminazione dedicata e quindi artificiale, ha consentito di risolvere definitivamente le cause di alcuni degradi e conseguentemente di abbattere i costi di manutenzione necessari al mantenimento di un adeguato livello di sicurezza delle opere (ma anche degli stessi visitatori).

L’aspetto che qualifica al primo impatto l’intervento è senz’altro la scelta cromatica per i nuovi prospetti opachi: il colore rosso richiama quello tra i più utilizzati nei templi della Magna Grecia. La vivace policromia originaria non era un semplice elemento decorativo, ma aveva una precisa funzione tecnica e funzionale volta a integrare l’architettura nell’ambiente naturale, rendendola un punto di riferimento visivo potente e non sbiadito dalla luminosità meridionale. Niente di più lontano, quindi, da un capriccio estetico per il nuovo MuMe, così come chiarisce Micali: “La scelta del rosso riconosce al Museo il valore di faro della cultura, proprio per la posizione strategica dell’insediamento posto di fronte al mare dello Stretto”.

Il secondo è un progetto PNRR, concluso anche questo nel 2024, nell’ambito dell’investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi” (M1C3) finanziato dall’Unione europea con il piano Next Generation EU, per il quale il museo (unico tra 5 concorrenti) ha beneficiato di un finanziamento di € 1.190.000,00. Data la complessità e varietà degli interventi previsti in termini di servizi e di forniture, in questo caso sono state coinvolte diverse professionalità esterne. Il coordinamento è stato di Orazio Micali, responsabile del procedimento Domenico Crisafulli, direttore dei lavori Santi Daniele Guarnera.

Il museo, che espone più di 350 opere e offre un percorso di visita che si svolge su circa 3.000 mq, è stato dotato di dispositivi che hanno reso possibile permanentemente l’accessibilità ad ogni tipologia di utente, ad ogni disabilità rendendo agevole e inclusiva la visita. Il percorso è infatti accompagnato da una guida webapp, accessibile a chiunque in 5 lingue oltre al LIS (Lingua dei segni italiana), utilizzabile senza scaricare alcuna applicazione.

Alle 12 sezioni di cui si compone il percorso, è associato un pannello informativo in doppia lingua; si può fruire anche della realtà aumentata con occhiali Epson Moverio che immergono il visitatore in una dimensione virtuale di approfondimento.

 

Nei prossimi mesi si rinnovano percorsi e servizi

Va sottolineato il merito di aver condotto in contemporanea i due cantieri, conclusi in meno di un anno, senza farli incrociare e senza mai chiudere il museo. Anzi, l’offerta, con aumento dei visitatori, è stata persino ampliata, grazie alla mostra “1908 CittàMuseoCittà”, allestita nella sede di quello che fu il Museo Nazionale di Messina, l’ex filanda Mellinghoff.

Qui, anticipa la direttrice Marisa Mercurio in esclusiva a “Il Giornale dell’Architettura”, è in corso la realizzazione di un’aula immersiva: “Si tratta di una lavagna digitale in cui il cuore dell’esperienza è una mappa interattiva della città, basata su una pianta del 1902 conservata in questo museo. Attraverso i punti di interesse individuati sulla mappa, l’utente è invitato ad esplorare i punti più significativi del centro urbano prima del terremoto: chiese, conventi, piazze, edifici pubblici che raccontano di una Messina le cui radici affondano nell’antichità e le cui tracce sono ancora visibili nel paesaggio urbano di oggi”.

Ma i lavori non sono finiti. Altri due interventi sempre a valere su fondi Po-Fesr riguardano il rinnovamento del percorso espositivo da Antonello a Caravaggio. Occasione, si spera, per rimediare all’attuale allestimento che non rende giustizia proprio all’artista simbolo del museo: Antonello da Messina.

Per creare, infatti, una corretta spazialità museale per il “Polittico di San Gregorio” lo si inscatolato in un mini chalet (una cappelletta lignea nell’intenzione del progettista), con la tavoletta bifronte dello stesso pittore  piazzata all’esterno come un cartello segnaletico, su supporto ligneo abbinato, il tutto vagamente in stile anni ’70.

Nell’immediato, infine, c’è la scadenza della concessione dei servizi aggiuntivi, tra cui la biglietteria del museo, prevista il prossimo 30 aprile.  Attualmente l’istituto si trova nella singolare condizione di avere due biglietterie: quella vera e propria del museo gestita dal concessionario Aditus e quella della mostra sul terremoto direttamente dal Museo. In attesa del nuovo bando, dal 1 maggio di entrambe si occuperà quest’ultima.

La Ferrari, dunque, è pronta. Non ci si può accontentare più dei 27.624 visitatori registrati nel 2025 (tanti quanti quelli degli Uffizi ma nel solo ponte di Ferragosto). L’anno prima erano stati 26.360, lo stesso numero del 2018. Dopo gli interventi strutturali il passo successivo dovrebbe essere il riconoscimento dell’autonomia finanziaria, marcia in più dei musei statali.

Immagine di copertina: MuMe, Messina, l’immagine rinnovata del Museo dall’esterno

Autore

  • Silvia Mazza

    Storica dell’arte e giornalista, scrive su “Il Giornale dell’Arte”, “Il Giornale dell’Architettura” e “The Art Newspaper”. Le sue inchieste sono state citate dal “Corriere della Sera” e  dal compianto Folco Quilici  nel suo ultimo libro Tutt'attorno la Sicilia: Un'avventura di mare (Utet, Torino 2017). Dal 2019 collabora col MART di Rovereto e dallo stesso anno ha iniziato a scrivere per il quotidiano “La Sicilia”. Dal 2006 al 2012 è stata corrispondente per il quotidiano “America Oggi” (New Jersey), titolare della rubrica di “Arte e Cultura” del magazine domenicale “Oggi 7”. Con un diploma di Specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna, ha una formazione specifica nel campo della conservazione del patrimonio culturale. Ha collaborato con il Centro regionale per la progettazione e il restauro di Palermo al progetto europeo “Noè” (Carta tematica di rischio vulcanico della Regione Sicilia) e alla “Carta del rischio del patrimonio culturale”. Autrice di saggi, in particolare, sull’arte e l’architettura medievale, e sulla scultura dal Rinascimento al Barocco, ha partecipato a convegni su temi d’arte, sul recupero e la ridestinazione del patrimonio architettonico-urbanistico e ideato conferenze e dibattiti, organizzati con Legambiente e Italia Nostra, sulle criticità dei beni culturali “a statuto speciale”, di cui è profonda conoscitrice.

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