Zhang Yuxing, Zhang Zhiyang e Doreen Heng Liu: cosa ne dicono gli architetti

 

Tre brevi interviste al presidente del comitato accademico e co-fondatore della UABB – Bi-City Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzhen-Hong Kong 2019, al fondatore di Ingame Office e alla fondatrice di Node Architecture and Urbanism

 

Zhang Yuxing (co-fondatore Bi-City Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzhen-Hong Kong 2019)

1. L’impatto del coronavirus come influenzerà la futura edizione dell’UABB?

Il tema di questa edizione, “Interazione urbana”, è stato preveggente: prevedeva la possibilità che le nostre città diventassero “segregate” e che quindi avessero bisogno di una maggiore “interazione”. In effetti, il virus ha bloccato la dimensione fisica della città, esasperando il divario digitale all’interno della popolazione: essere digitali è diventato essenziale, anche solo per ordinare il cibo in quarantena. Inoltre, mentre le precedenti edizioni della Biennale erano incentrate interamente sulle “città”, la crisi sanitaria ci ha fatto riscoprire il profondo legame con l’ambiente naturale. Credo che il tema della prossima edizione sarà più legato all’ecologia ambientale. Anche lo spazio espositivo è stato fortemente colpito dalle restrizioni imposte dal virus: probabilmente uno spazio aperto, come un parco o una riserva ecologica potrà rivelarsi una valida alternativa come futura sede espositiva. Infine, penso che le prossime edizioni della Biennale potenzieranno il mirroring virtuale. Quest’anno c’era già un progetto per una Biennale virtuale, credo che questo possa essere potenziato, ma è necessario una standardizzazione per il controllo della sua qualità. Stiamo ancora valutando questo aspetto per il futuro: l’esperienza fisica della mostra è molto importante e non deve essere indebolita da quella virtuale.

 

2. Quali trend futuri intravede per l’architettura e l’urbanistica dopo il Covid-19?

L’edizione 2019 della Biennale evidenzia come la crescita urbana e socio-economica dell’area del Pearl River Delta si stia spostando negli ultimi anni verso i territori più interni. Oggi l’esasperato divario tra urbano e extra-urbano non corrisponde più a una fase di squilibrio temporaneo, ma è diventato ormai una condizione permanente: questo dualismo si è stabilizzato e si è strutturato nel contesto sociale. Il valore degli spazi, i metodi di produzione e gli stili di vita stanno cambiano velocemente. Nemmeno il concetto di David Harvey sulla “compressione spazio-temporale” riesce a descrivere bene il boom informatico e tecnologico della Cina contemporanea. In futuro lo spazio fisico dovrà essere capace di accogliere funzioni ibride e variabili nel tempo, quello che sta emergendo è una nuova cultura progettuale basata su spazi a-funzionali. I cluster high-tech nella regione del Pearl River Delta si stanno rivelando un luogo interessante dove studiare questa nuova frontiera dell’architettura.

 

 

Zhang Zhiyang (Ingame Office)

1. Nella nuova situazione post Covid-19, in che modo è cambiata la pratica professionale e progettuale?

Oggi gli appalti pubblici registrano una concorrenza senza precedenti: a un concorso pubblico possono partecipare anche 60 o 70 studi di progettazione (molti di questi stranieri), l’offerta ha ormai superato eccessivamente la domanda. Penso però che l’epidemia abbia offerto elementi nuovi alla progettazione. Ad esempio, in passato ci sentivamo scoraggiati al pensiero di lavorare a distanza, soprattutto nel partecipare a concorsi insieme ad altri studi internazionali. Ma a causa delle restrizioni, per alcune settimane abbiamo dovuto svolgere online i nostri progetti, i nostri impiegati e i clienti usavano i social network o le videochiamate per condividere il lavoro, anche se l’efficienza era leggermente inferiore. Ora che ci siamo abituati, abbiamo scoperto l’efficacia di discutere preventivamente i vari problemi, prima di iniziare il cantiere. Non c’è quasi nulla che non possa essere risolto on-line.

 

2. Crede che la crisi sanitaria possa influenzare il futuro dell’architettura?

Durante un recente incontro con un nostro cliente, istintivamente abbiamo prestato particolare attenzione alla ventilazione naturale dell’edificio. Le case poco aerate, tanto in voga negli ultimi decenni, oggi sono percepite più a rischio di contagio e piacciono meno alla gente. Penso che questo sia un effetto positivo della crisi sanitaria, perché l’architettura, in fondo, dovrebbe ricercare l’integrazione con l’ambiente naturale. Sono ottimista sul futuro dell’architettura e credo che le preoccupazioni per le condizioni di salubrità della città e la crescente sensibilità per la qualità dell’ambiente costruito possano frenare il desiderio di costruire edifici grandiosi ma vani, che mostrano soltanto l’ambizione umana.

 

Doreen Heng Liu (Node Architecture and Urbanism)

Nella nuova situazione post Covid-19, in che modo è cambiata la pratica professionale e progettuale?

Vi racconto un aneddoto. Per un architetto, volare di prima mattina per raggiungere un’altra provincia cinese e presentare un progetto su invito del governo locale è una situazione abbastanza comune. Anche questa volta tutto procedeva normalmente quando, senza preavviso, al momento dell’atterraggio ci viene comunicato che tutti i passeggeri dovevano sottoporsi a un test degli acidi nucleici per poi rimanere in hotel nell’attesa dei risultati e del certificato sanitario. In base a un nuovo regolamento, dal 26 aprile i passeggeri in partenza dalla provincia del Guangdong devono essere provvisti di un certificato indicante la negatività al test degli acidi nucleici per il Covid-19. In caso di mancanza, gli stessi devono essere messi in quarantena e testati localmente. Così, dopo la confisca dei documenti all’aeroporto, siamo stati trasferiti in un resort turistico per sottoporci al test. Nessuno ci ha comunicato esattamente dove stavamo andando, o quanto tempo avremmo dovuto trascorrere lì. Anche se il test richiedeva solo 1 minuto, per i risultati ci sono voluti 10 ore e così siamo stati in un hotel in isolamento fino a sera. Mi chiedo come mai le compagnie aeree non abbiano informato preventivamente i passeggeri in partenza e offerto loro la possibilità di scegliere se partire o annullare il viaggio. Dopo questa esperienza, almeno per questo periodo, cercherò di evitare viaggi di lavoro.

 

Autore

Lu Xian

Nata a Shenzhen (Cina), consegue la Laurea Specialistica in Architettura presso l’università di Ferrara e dal 2020 collabora con il gruppo di ricerca China Room del Politecnico di Torino. Dal 2016 è responsabile all’Internazionalizzazione dell’Associazione dei Designers and Decorators di Guangdong. È assistant curator nel team curatoriale “Eye of the City” alla Bi-city Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzhen-Hong Kong 2019.

 

Maria Paola Repellino

Nata ad Alba nel 1987, si forma presso l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna e il Politecnico di Torino, dove si laurea in Architettura nel 2012 e poi consegue il Dottorato di ricerca con una tesi sulle dinamiche di trasformazione del patrimonio industriale in luoghi creativi nella Cina contemporanea. Dal 2016 è ricercatrice post-doc al Politecnico di Torino, dove coordina una ricerca in collaborazione con Tsinghua University e EPFL dedicata alle new towns cinesi: all’interno del programma ha curato la mostra-seminario alla Beijing Design Week 2016 e il ciclo di conferenze sulla nuova urbanizzazione cinese lungo la nuova Via della Seta, presentate al MAO - Museo di Arte Orientale di Torino. È membro di una ricerca coordinata dal Politecnico di Torino, partner di un consorzio sino-europeo, incentrata sul tema dell’urbanizzazione cinese, supportata dal programma EU Horizon 2020.

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