Viguier: nonostante tutto, guardiamo avanti

 

Intervista a uno dei maggiori studi di Francia, impegnato internazionalmente: l’impatto della quarantena sull’organizzazione del lavoro e gli scenari del post

 

Gli associati dello studio. Da sinistra a destra: Francesco Paolo Zaccaro, Benjamin Doré, Frédéric Morel, Laurent Benoist, Andres Larrain, Lucrezia Rampinelli Rota, Jean-Paul Viguier, Christophe Charon, Laura Gelso, Yann Padlewski, Blin Trincal, Anne-Christine Chevalier, Michele Circella

In Francia, lo Stato ha messo in atto generose misure di sostegno per aiutare le aziende a finanziare la disoccupazione parziale. Come in Italia, gli studi sono ben organizzati per lavorare in remoto. Per comprendere l’impatto della quarantena, abbiamo incontrato Jean-Paul Viguier, fondatore dello studio Viguier et Associés, insieme al direttore associato Lucrezia Rampinelli-Rota e al direttore delle relazioni umane Eurydice Broutin. Con 140 dipendenti e una serie di realizzazioni in tutto il mondo, lo studio è uno dei più grandi in Francia.

 

Qual è stata la vostra reazione all’annuncio della quarantena?

JEAN-PAUL VIGUIER: La sua fulmineità ha portato a misure di emergenza quando gli uffici sono stati svuotati delle loro squadre. In due giorni, il servizio informatico è riuscito ad approntare il telelavoro e Eurydice e Lucrezia hanno orchestrato una riorganizzazione totale con il responsabile legale e i nostri direttori. Il lavoro a distanza e una quota di disoccupazione tecnica sono stati istituiti in base allo stato di avanzamento dei progetti, al lavoro realizzabile e alla situazione dei dipendenti. Otto dipendenti hanno presentato domanda di congedo per malattia e assistenza all’infanzia per sostenere finanziariamente i genitori di bambini piccoli costretti a prendersi cura di loro.

 

Qual è stato l’impatto sulle vostre attività e la possibile evoluzione del vostro sguardo in merito al telelavoro?

LUCREZIA RAMPINELLI-ROTA: Abbiamo mantenuto contatti permanenti con i dipendenti per informarli e conoscere i loro stati d’animo. Come direttore delle operazioni, sono rimasta in contatto con coloro che necessitavano di supporto o consulenza. Pochi di loro hanno trovato difficoltà a lavorare efficacemente a distanza. I nostri team lavorano sotto forma di seminari multidisciplinari e le difficoltà incontrate derivano principalmente dall’organizzazione dello spazio di lavoro domestico e dalla difficoltà di comunicare con i colleghi. Le attività all’aperto e i cantieri sono ripresi non appena sono state adottate misure di sicurezza e di salute dal governo. All’inizio della progressiva riapertura, il telelavoro è stato mantenuto ad eccezione delle visite di conformità architettonica nei cantieri, mentre abbiamo rinviato la riapertura fisica dello studio al 2 giugno, con una rotazione dei gruppi di lavoro a seconda dei progetti. Dopo una valutazione dello stato di avanzamento dei cantieri con tutti i nostri committenti, la maggior parte di essi è proseguita parzialmente con team ridotti. Alcuni hanno proceduto senza ostacoli, mentre una minoranza è stata completamente interrotta. Il telelavoro ha dimostrato che è facile rimanere in contatto, e che ridurre gli scambi “meno necessari” consente di risparmiare più tempo per le operazioni di produzione e monitoraggio.

 

Siete preoccupati per le conseguenze di questa crisi?

LRR: Speriamo in una piena ripresa a settembre, senza la quale dovremo prendere in considerazione una ristrutturazione della nostra forza lavoro. Da un punto di vista legale, la crisi ha posto domande senza precedenti, in particolare per quanto riguarda sia l’esecuzione di contratti pubblici e privati, sia i termini di diritto sociale e responsabilità del datore di lavoro per la sicurezza dei dipendenti. Per quanto riguarda i contratti, speriamo che l’attuazione di procedure amichevoli, giustamente raccomandate dagli assicuratori e dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti, al fine di prevenire possibili controversie attraverso il dialogo con i vari stakeholder, colmi i vuoti giuridici. Per la sicurezza dei dipendenti si è scelto di applicare rigorosamente le raccomandazioni del governo al fine di ridurre al minimo i rischi.

 

L’impatto sarà duraturo sulla professione?

LRR: Siamo ottimisti e fiduciosi. L’inevitabile riduzione delle nostre attività tende a diminuire e speriamo di essere alla “massima velocità” entro poche settimane. Più in generale, essendo che il Covid ha portato a un cambiamento nei paradigmi architettonici, i vincoli di salute e sicurezza devono essere considerati prima di qualsiasi altra preoccupazione.

 

Come sarà il mondo post-Covid?

LRR: La quarantena ha richiesto grande reattività e ha messo in evidenza gli ambiti di miglioramento della nostra “cassetta degli attrezzi” in merito alle forme di collaborazione. Questo periodo è anche interessante perché ci si chiede come progettare l’architettura post-Covid. Durante la quarantena, abbiamo sognato il “mondo del dopo” in una città in cui tutte le abitazioni abbiano spazi esterni a contatto con la natura. Questa crisi riporta al centro delle riflessioni urbane e architettoniche le questioni legate al rinnovamento dello spazio urbano, al mix di usi e alla flessibilità degli spazi. Tuttavia, senza un intervento proattivo da parte dello Stato e di tutte le autorità politiche per educare alle pratiche responsabili e sostenere gli architetti e tutti coloro che agiscono oggi con una prospettiva a lungo termine, le nostre professioni avranno solo pochissimo spazio di manovra.

 

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Autore

Giornalista e critica di architectura francese, collabora con diverse riviste ed è autrice di numerose opere tematiche (su musei, residenze, architectura e patrimonio, città) o monografiche presso diverse case editrici. E' anche curatrice di mostre: in particolare «Scénographies d’architectes» (Pavillon de l’Arsenal, Parigi 2006), «Bernard Zehrfuss, la poétique de la structure» (Cité de l’Architecture, Parigi 2014) e «Bernard Zehrfuss, la spirale du temps » (Musée gallo romano di Lione, 2014-2015).

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