Spazio e preparedness

 

Lettera aperta di un gruppo di lavoro del Politecnico di Milano sulle sfide del Covid-19 per un rinnovato ruolo pubblico della pianificazione territoriale e delle politiche urbane

 

LEGGI GLI ALTRI CONTRIBUTI DELL’INCHIESTA “LE CASE E LA CITTA’ AI TEMPI DEL CORONAVIRUS”

 

Questa lettera (qui la versione integrale) è stata preparata da un gruppo di lavoro del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Di fronte al carattere “senza precedenti” della sfida che il Covid-19 ha imposto, l’intero sistema socioeconomico e di governo si è trovato impreparato. Riteniamo che la pianificazione e le politiche urbane e territoriali possano dare un contributo rilevante perché le comunità siano meglio preparate ad affrontare questa sfida e le sue conseguenze.

 

Che cosa sappiamo?

La pandemia si configura come condizione intrinseca della nostra epoca (connessa ad altri fenomeni sempre più frequenti, come le manifestazioni dell’emergenza climatica) e introduce nella prassi quotidiana il concetto d’incertezza radicale.

Ora sappiamo che: ciò che è avvenuto è legato all’abuso dell’ambiente (che favorisce i salti di specie nella trasmissione delle malattie) ed è strettamente legato alla globalizzazione (iperconnessione e mobilità di persone e merci); non tutto è prevedibile, oggi non sappiamo se e come la pandemia estenderà i suoi effetti; siamo di fronte a una condizione di profonda incertezza, come il cambiamento climatico ha dimostrato.

Dobbiamo agire al di fuori dei modelli usuali di management del rischio. Eravamo impreparati. Pianificare significa prepararsi, ma non essendo chiaro a cosa ci si deve preparare, si tratta di un’attività di pianificazione molto diversa da quelle che conosciamo, o crediamo di conoscere.

 

Che cosa sta succedendo?

Entro un quadro di sperimentazione “forzata” dalla pandemia, sono state mobilitate forme di azione diverse, da cui emergono alcune osservazioni sulla dimensione spaziale.

L’importanza del pubblico (e il ruolo centrale di alcune forze sociali). Per affrontare i problemi drammatici scatenati dalla pandemia, il mercato non riesce a offrire soluzioni, è cruciale il ruolo del pubblico per produrre beni pubblici fondamentali (anche spaziali).

La dimensione territoriale delle politiche e dei servizi. I sistemi sanitari cercano di recuperare la dimensione del presidio territoriale. I territori contano.

L’uso e l’adattamento dello spazio urbano. Le città cercano azioni di adattamento – piste ciclabili, ridefinizione dello spazio pubblico, dehors, quartieri “15 minuti”. In alcuni casi sono il frutto di soluzioni già pianificate di cui è stata accelerata la realizzazione, in altri sono soluzioni temporanee, ma che prefigurano cambiamenti duraturi.

 

Come possiamo prepararci in una situazione d’incertezza radicale?

L’esperienza che stiamo facendo rinvia ad altre situazioni affrontate in precedenza in ogni parte del mondo, che ci fanno capire l’inefficacia di forme convenzionali di pianificazione; un approccio al trattamento delle calamità imponderabili deve puntare non a evitarle, cosa impossibile, ma a costruire capacità di reazione nelle diverse situazioni di catastrofe. La preparedness, secondo il sociologo della medicina Andrew Lackoff, è una forma di pianificazione per trattare l’imprevisto lavorando sulla costruzione di scenari, sulla protezione delle infrastrutture critiche di comunicazione, sull’accantonamento di scorte di dispositivi, sulla messa in funzione di sistemi di allarme immediatamente attivabili, sul disegno di sistemi di coordinamento tra soggetti diversi e sulla verifica periodica del loro funzionamento. La preparedness può essere il modo, anche per città e territori, per pianificare non la soluzione, ma la costruzione di capacità di reazione di fronte a ciò che non sappiamo di non sapere.

 

Possibili atteggiamenti per il planning e principi di azione per le politiche urbane

Orientamenti della pianificazione. Alcune linee d’intervento emergono da una lunga tradizione urbanistica attenta alla vita di persone e comunità, poi travolta dall’euforia della razionalizzazione cieca fondata sul mercato. Tra queste ci sono la tutela non rituale dell’ambiente, la centralità dello spazio pubblico, della mobilità sostenibile, dell’accesso al verde, dell’affrontare le disuguaglianze spaziali, dell’accesso a servizi di prossimità che costruiscono urbanità e proteggono da situazioni critiche.

Questioni di governance. Alcune linee d’intervento derivano dal riconoscimento di ciò che non ha funzionato durante la crisi: l’assenza di piani di emergenza per diversi tipi di scenari (piani pandemici abbandonati, piani di emergenza per reagire a rischi naturali, ambientali o sociali, …); la mancanza di dispositivi di protezione prodotti nel Paese (oggi mascherine, camici, guanti, ma il significato di “dispositivi di protezione” potrebbe estendersi); la confusione nella governance della crisi, che ha prodotto conflitti fra i livelli di azione e governo e che può essere invece preventivamente disegnata; l’importanza del funzionamento delle infrastrutture critiche – da quelle per il normale metabolismo degli insediamenti fino all’accesso alla banda di telecomunicazione–, gli effetti negativi della “razionalizzazione” dei servizi che, concentrandoli, li ha allontanati da molti cittadini.

Alleanze tra soggetti pubblici, privati e intermedi. Assumere il coinvolgimento delle forze sociali, dei corpi intermedi, delle reti associative e di volontariato che si sono mobilitate in questi mesi come risorsa e non come inciampo, perché la complessità dei processi è una risorsa straordinaria di apprendimento collettivo, legittimazione ed efficacia di attuazione.

Inneschi territoriali e spaziali. Alcune linee d’intervento sono la conseguenza di quanto abbiamo affrontato durante il lockdown e hanno evidenziato le necessità e potenzialità di un uso più flessibile dello spazio fisico inteso come protezione in caso di pericolo ma anche come quadro di modi di vita più interessanti e liberi: case come luoghi di lavoro e di loisir; spazi condominiali finalmente usati per il gioco e il relax; uffici che liberano spazi per attività diverse; edifici che cambiano funzione per adattarsi a nuove esigenze; luoghi suburbani o remoti che riacquisiscono interesse per svolgere bene molte attività a distanza.

Considerare gli effetti reali di azioni, progetti e iniziative sulla vita quotidiana, significa conoscere accuratamente l’organizzazione di lavoro, mobilità, scuola e uso degli spazi aperti. Questo approccio prossimo alle pratiche deve integrare le evidenze analitiche, i dati e i modelli, per costruire soluzioni praticabili nella vita di tutti i giorni.

Costruire progetti “territoriali”, in cui le azioni e le soluzioni siano declinate rispetto alla varietà di risorse e problemi. Ciò implica capacità di cooperazione interistituzionale, ma anche competenze specifiche, spesso assenti nella pubblica amministrazione e che le risorse oggi in campo potrebbero consolidare.

 

In conclusione

Guardando a tutti questi elementi, si delineano i tratti di politiche urbane e forme di pianificazione territoriale capaci di affrontare situazioni d’incertezza radicale, partendo dal riconoscimento di sistemi di opportunità e risorse disponibili e restituendo valore a istituzioni pubbliche capaci di produrre e far circolare forme d’innovazione e intelligenza sociale. Questi principi devono essere messi alla prova in processi complessi e multiattoriali, che assumano la dimensione territoriale come fattore determinante.

In una fase nella quale la politica italiana si misura con il “Recovery Fund” – documento che rischia di diventare un elenco di progetti pregressi e inattuati –, una riflessione aperta su quali debbano essere natura e contenuti di un simile piano sembra irrinunciabile. Le conoscenze esperte nel campo della pianificazione e delle politiche urbane possono mettersi al servizio di questa riflessione, per non perdere l’occasione della crisi per costruire nuove capacità di governo che consentano di essere meglio preparati all’imprevisto e per rendere le città e i territori del nostro Paese più equi, inclusivi e resilienti.

 

Simonetta Armondi – Sandro Balducci – Martina Bovo – Paolo Bozzuto – Massimo Bricocoli – Antonella Bruzzese -Daniele Chiffi – Alessandro Coppola – Francesco Curci – Valeria Fedeli – Beatrice Galimberti – Agim Kërçuku – Francesco Infussi – Eugenio Morello – Anna Moro – Carolina Pacchi – Gabriele Pasqui – Agostino Petrillo (Politecnico di Milano)

 

Fonte immagine di copertina: Unsplash.com

 

 

 

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