Quale ufficio per il prossimo futuro?

Di Aldo Norsa  •  Apr 12, 2019 at 10:06am  •  Workplaces XXI Century

Quale ufficio per il prossimo futuro?

Dall’iniziale entusiasmo per il lavoro agile, alla valutazione delle controindicazioni al lavoro da remoto, verso un giusto bilanciamento tra presenza e assenza. Le opinioni dei progettisti

 

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Published 16 aprile 2021 – © riproduzione riservata

All’attenuarsi della pandemia la percezione del futuro degli uffici evolve. A una prima fase di entusiasmo per il “lavoro agile o da remoto” che aveva addirittura decretato la “fine degli uffici” tradizionalmente intesi, le opinioni diventano più articolate. All’entusiasmo iniziale per il lavorare da casa, da parte dei lavoratori per la maggior flessibilità, autonomia e azzeramento dei trasferimenti, e delle aziende per il mantenimento della produttività, sono subentrate controindicazioni quali: operare “in presenza” valorizza il networking, il lavoro in team, la crescita professionale delle risorse. Poiché la tendenza futura non potrà essere che un bilanciamento tra lavoro “in assenza e in presenza” ne risulteranno: per gli uffici in media un terzo degli spazi da riattrezzare per attività differenziate, per le residenze spazi comuni per forme di coworking che favoriscano socializzazione ed economie di scala.

Sul piano urbano, se l’Italia per fortuna non ha mai ecceduto nella segregazione tra uffici e abitazioni, oggi più che mai s’impongono soluzioni sostenibili in termini ambientali, sociali e di vivibilità. Alla ricerca di un “effetto urbano” in cui tutte le funzioni siano raggiungibili in 15 minuti. Fino al caso estremo: a Milano l’ultimo progetto di grattacieli vede il complesso “Pirelli 39” a Porta nuova (Studio Boeri con Diller & Scofidio + Renfro) abbinare una torre terziaria e una residenziale con corredo di “verde architettonico”.

Ed ecco raccomandazioni flash di professionisti del valore di Alessandro Adamo (Lombardini22), Giuseppe Amaro (GAe Engineering), Leonardo Cavalli (One Works), Daniele Di Fausto (eFM), Agostino Ghirardelli (Sbga), Laura Rusconi Clerici (Tekne), Patricia Viel (Citterio/Viel).

Nuovi uffici immersivi, empatici e riconfigurabili

Tutte le aziende stanno riflettendo su se stesse: sui temi dello spazio e delle persone. In alternativa a lavorare soli e lontani è importante avere luoghi fisici e simbolici dove incontrarsi: uffici immersivi, empatici e riconfigurabili, una sorta di scenografia tecnologica in movimento dove sentirsi a proprio agio. Dallo spazio privato si va verso la condivisione con diversi gradi di formalità, ricorrendo ad app per il monitoraggio dell’uso degli ambienti e per la prenotazione di postazioni e sale riunioni, adattandosi ai livelli desiderati di occupancy e distanziamento. Nei layout gli open space saranno modellati da un menu di spazi e funzioni, e attrezzati con pareti insonorizzate antibatteriche, scrivanie regolabili e ogni accorgimento ergonomico.

Gestione dinamica di tempi e spazi del lavoro in ufficio

Raccomandazioni per il back to work: definire un orario flessibile per la presenza in ufficio e nelle sue aree in modo da sfruttare il tempo, disponendo delle risorse necessarie con le potenzialità utili allo svolgimento dello specifico impegno incombente; definire spazi di relazione, condivisione, riunione, silenzio, sosta. Questo ricorrendo a un sistema che gestisce digitalmente tutti gli scenari e le combinazioni d’uso possibili in termini di risorse tecnologiche, presenze, disponibilità degli spazi.

Un possibile riscatto delle periferie

Poter essere in ufficio in luoghi remoti con maggior permanenza in quartieri anche periferici consentirà un riscatto delle periferie, economico, sociale (con recupero dei rapporti di prossimità) e poi anche spaziale. È importante che siano i quartieri a trasformarsi evitando il rischio inverso: che le funzioni collettive vengano assorbite in singoli edifici o interventi rendendoli di fatto esclusivi (ed “escludenti”).

Un nuovo equilibrio a scala urbana

La filosofia è che “i luoghi insegnano” perché ognuno ha la sua vocazione, il suo genius loci: materializza la cultura e ha un potere educante che agisce nel subconscio. I luoghi di lavoro insegnano a stare insieme partendo da tre fenomeni acclarati: i lavoratori non ne possono più di restare chiusi in casa perdendo le “relazioni deboli” che sono quelle che arricchiscono di più e generano nuove idee; le aziende si trovano a gestire immobili svuotati dalla pandemia che continuano a generare costi; va ripensata l’economia dei territori basata sulla migrazione dalle periferie verso il centro. Ritrovare equilibrio alla scala urbana potrebbe portare, secondo una ricerca Gallup, a un incremento del 20% nella produttività generale.

La serendipità nel lavoro di gruppo in presenza

Tra gli aspetti premianti che offre la vita in ufficio oltre al lavoro di gruppo vi è la creatività generata in termini di “serendipità” (cioè casuali e felici scoperte), l’attrattività di una sede di lavoro in un posto premiante in grado di attrarre persone nuove e/o rafforzare la relazione con l’azienda. Tutte attività a margine del lavoro classico in postazione ma fondamentali in ogni modello organizzativo avanzato.

La rivalutazione della vita d’ufficio

La riorganizzazione degli spazi accentua la necessità di salette attrezzate con sistemi di videoconferenza, di soluzioni distributive orientate all’open space con una cura particolare per i ricambi d’aria a evitare i flussi incrociati da diverse zone. La vituperata vita d‘ufficio è rivalutata con lo smart working intensivo che crea solitudine e riduce anziché aumentare il tempo non lavorativo.

Diversificare le modalità di fruizione dello spazio

L’ottimizzazione nell’uso dello spazio e l’introduzione di una vasta gamma di funzioni accessorie sono le risposte a nuove esigenze a cui sono chiamati i progettisti, creando layout flessibili per facilitare il lavoro collaborativo e la possibilità di connettersi agevolmente con quanti operano da remoto. La sfida è diversificare le modalità di fruizione dello spazio con aree comuni come ambienti per la ristorazione, il fitness, l’hospitality: un cambio di paradigma nella percezione dell’ufficio, visto come luogo d’incontro, capace di offrire spazi e servizi necessari nel resto della giornata.

 

* L’inchiesta “Workplaces XXI Century” è realizzata con il supporto di Open Project

Autore

Già docente ordinario di Tecnologia dell’architettura all’Università Iuav di Venezia, associato al Politecnico di Milano, incaricato all’Università di Firenze, a contratto all’Università di Chieti. Rappresentante italiano nel CEBC (dal 1995), membro del comitato italiano dell’ERES (2004 e 2010), del comitato tecnico-scientifico di Assoimmobiliare (dal 2005), del comitato scientifico-culturale del “Giornale dell’Ingegnere” (dal 2005), del comitato scientifico de “L’Ufficio Tecnico” (dal 2008), del comitato scientifico di “Paesaggi infrastrutturali” del Poligrafo (dal 2012); coordinatore del gruppo di lavoro per l’aggiornamento delle norme tecniche presso il Consiglio superiore dei Lavori pubblici (2011 e 2012); socio onorario dell’AICI (dal 2012); membro del comitato scientifico di Lumimed (dal 2016).

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