L’ospedale oggi, una città nella città

Di Stefano Capolongo  •  Ago 19, 2019 at 9:38am  •  Take Care!

L’ospedale oggi, una città nella città

Le tendenze attuali: permeabilità urbana, flessibilità e multifunzionalità

 

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Published 17 ottobre 2022 – © riproduzione riservata

Ospedali, case della comunità, centri riabilitativi rientrano nell’ambito delle cosiddette architetture per la salute, luoghi orientati alla promozione e prevenzione della salute. Tutti gli spazi che accolgono funzioni connesse alla salute sono caratterizzati da un forte processo evolutivo dovuto al cambiamento delle esigenze della società e delle nuove tecnologie, metodi di cura e prevenzione.

 

Tra complessità e rigenerazione

Infatti, se inizialmente gli ospedali nascevano come luoghi in cui la degenza si collocava al centro dell’intero sistema, oggi – attraverso il processo evolutivo della ricerca nel campo della cura, della diagnosi, della genetica e delle sue applicazioni biotecnologiche e nelle tecnologie informatiche – le aree sanitarie sono necessariamente connesse spazialmente a diversi servizi, sanitari e non. In questa evoluzione si rileva come queste architetture localizzate in passato ai margini della città per evitare il contagio, hanno in seguito trovato sede in aree non urbanizzate dando origine a nuovi pezzi di città. Oggi i trend evidenziano anche – parallelamente alla costruzione, soprattutto negli anni scorsi, di una serie di ospedali “autonomi”, fuori dal tessuto urbano – il loro progressivo inserimento all’interno dei contesti urbani. Elemento che può diventare importante occasione di rigenerazione, in qualità di servizi socio-sanitari per la comunità, diventando così parte attiva della città e della vita. Tali tendenze in atto richiedono quindi alla struttura sanitaria di superare la funzione tradizionale di luogo di cura per diventare fulcro di un sistema policentrico di servizi alla salute, organizzato sul territorio, con prestazioni sanitarie e attività di prevenzione che non prevedono necessariamente il ricovero.

 

Tra centro e periferia

Per poter migliorare l’accesso ai servizi, favorire la soddisfazione dell’utenza e rendere più efficiente il sistema sanitario, negli ultimi decenni si è molto lavorato a programmi per una rete infrastrutturale della salute che si deve rapportare con la città e il territorio in modo capillare. Si tratta di una rete complessa, estesa e ramificata, che mette a sistema tutte le sue strutture per stabilire sinergie di tipo assistenziale, distribuite su tutto il territorio, per garantire i servizi di base e il monitoraggio delle condizioni di salute di ogni cittadino, a prescindere dal livello sociale.

L’ospedale è indubbiamente una delle strutture più complesse per la sua articolazione morfologica, spaziale e funzionale, influenzata dalla presenza di grandi volumi di utenti con diverse esigenze. Deve essere urbano e integrato al territorio circostante offrendo spazi verdi, zone di sosta accessibili al pubblico; pertanto, in qualità di architettura aperta e permeabile alla comunità con spazi collettivi e di accoglienza, deve integrarsi con il contesto socio-culturale con attività non esclusivamente di carattere ospedaliero ma anche con funzioni culturali e commerciali, d’intrattenimento. Per questo motivo, l’ospedale viene definito una città nella città, e viene caratterizzato dalla presenza della hospital street che diventa il percorso che gli utenti adoperano per raggiungere le funzioni sanitarie con la compresenza di attività urbane e commerciali. In aggiunta, l’ospedale contemporaneo diventa anche un centro sanitario che non ospita solo servizi di diagnosi e cura, ma anche spazi per la ricerca e la formazione, proprio perché la loro applicazione diventa essenziale per il futuro della medicina.

 

Tra flessibilità e resilienza

Il progetto degli spazi e la localizzazione delle funzioni sanitarie e non hanno evidenziato, nel tempo, la volontà di definire forme architettoniche capaci non solo di ospitare le attività assistenziali e terapeutiche, ma di facilitarne l’esercizio stesso e di esaltarne l’efficacia. Un adeguato studio finalizzato alla rapidità e alla differenziazione dei percorsi è infatti imprescindibile per un corretto funzionamento dell’intera struttura, così come un’adeguata disposizione e organizzazione dei locali, la corretta predisposizione impiantistica e i rapporti di prossimità funzionale e spaziale delle diverse aree sanitarie, soprattutto quella dell’area critica.

Un’altra delle sfide importanti che queste strutture devono affrontare è quella di essere resilienti e, nello stesso tempo, garantire che il sistema, i servizi e le attività rispondano alle esigenze presenti e future. Dal punto di vista progettuale significa pensare a un ospedale a elevata flessibilità, capace di riadattare rapidamente spazi e funzioni in relazione all’evolversi delle esigenze terapeutiche e alle sempre nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.

 

Verso l’ospedale 4.0

In conclusione, sebbene i temi che riguardano l’ospedale 4.0 siano molteplici (e diversi contributi di quest’inchiesta tratteranno proprio di queste tematiche), è bene sottolineare che le architetture per la salute devono essere appropriate all’utenza e caratterizzate da un’attenta progettazione che consideri gli aspetti funzionali quali flussi informativi, sicurezza, ottimizzazione delle risorse per poter operare correttamente e in maniera efficiente, anche in un’epoca così particolare segnata dal Covid-19.

 

L’ospedale dei bambini di Parma

L’ospedale Pietro Barilla di Parma, progettato nel 2013 da Policreo e studio OBR è, ancora oggi, uno degli esempi più interessanti di approccio innovativo e partecipato ai luoghi per la cura. Le stanze dei piccoli pazienti sono realizzate con materiali colorati e arredi che contribuiscono a favorire l’accoglienza, mentre numerosi spazi sono destinati ad attività ricreative, compreso un giardino esterno. La realizzazione è un processo ancora in corso, come dimostra la recente inaugurazione di alcuni murales decorativi ad opera di Ospedali dipinti, progetto artistico inaugurato da Silvio Irilli che porta colore nei reparti, soprattutto di pediatria, degli ospedali italiani.

 

Autore

Architetto, PhD, è professore ordinario presso il Politecnico di Milano, dove insegna hospital design ed è direttore del Dipartimento Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente Costruito (ABC). Nello stesso Dipartimento è referente scientifico del Design & Health Lab. Nel settore dell’architettura ospedaliera, è coordinatore del Gruppo europeo dell’International Academy for Design and Health ed è presidente del CNETO (Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera).

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