Pochi concorsi rispecchiano la crisi della nostra società

DI ALESSANDRO CIMENTI

Il j’accuse di Alessandro Cimenti, presidente della Fondazione per l’Architettura di Torino: i concorsi di progettazione in due fasi sono la migliore garanzia di qualità anche per gli affidamenti delle scuole. Ma le pubbliche amministrazioni preferiscono optare per procedure e formule diverse nell’80% dei casi

 

Leggi tutti gli articoli dell’inchiesta “Scuole, dall’aula alla città”

 

Per la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, in base al comma 2 dell’art. 23 del Codice degli Appalti, sono previste due alternative: o si ricorre alle professionalità interne alla P.A. (condizione rara se non inesistente sia per questioni di organico, sia di competenze) oppure si ricorre al concorso di progettazione o di idee. Tertium non datur. Bandire un concorso di progettazione per una scuola non è quindi soltanto una buona scelta o una straordinaria opportunità, ma è anche in linea con il dettato legislativo.

Nonostante ciò, i numeri raccontano un’altra realtà (inchiesta concorsi scuole Giornale dell’Architettura 2018): nei primi 4 mesi del 2019 in Italia sono stati pubblicati una trentina di bandi inerenti al tema dell’architettura scolastica; di questi solo 4 sono concorsi di architettura.

La differenza fondamentale che distingue il concorso dalle altre forme di affidamento è che tutti i passaggi della procedura sono finalizzati alla selezione del miglior progetto scelto tra un’ampia rosa di proposte, mentre le altre formule sono finalizzate all’individuazione del gruppo di operatori che si occuperanno di sviluppare il progetto.

Sono due approcci profondamente diversi: nel primo caso si valuta la qualità e si creano le migliori condizioni per poter richiedere, mettere a confronto e valutare soluzioni progettuali (nel caso delle scuole elaborando e mettendo a disposizione dei concorrenti un disciplinare e un metaprogetto che includa indirizzi pedagogici specifici, valutazioni delle possibili ricadute sul territorio circostante). Nel secondo caso un’analoga quantità di energie e risorse viene investita per affinare bandi la cui finalità è ricevere e valutare composizioni di gruppi, relazioni, opere a curriculum affini, sconti sulle parcelle.

Nelle mie esperienze di giurato, di partecipante e di programmatore posso affermare che la più alta probabilità di avere progetti riusciti, di alta qualità e rispondenti alle aspettative e alle esigenze della comunità si ottiene attraverso il concorso di progettazione in due gradi. Ma perché, e come funziona?

Il concorso di progettazione in due gradi è la più sofisticata formula procedurale che abbiamo oggi a disposizione in Italia. È una procedura che si svolge online, semplice, sicura per la gestione dell’anonimato, aperta e meritocratica, che non valuta curriculum e offerta economica ma entra nel merito del progetto.

Continuare a scegliere altri tipi di procedura significa sacrificare la qualità della progettazione delle opere che realizzeremo, e questo è tanto più grave quando si tratta di scuole, ossia di quegli ambienti nei quali i nostri figli crescono, nei quali imparano ad interessarsi al mondo, alle sue regole, agli altri.

La riflessione sulle scuole, sulla flessibilità di utilizzo degli spazi interni, sull’importanza del rapporto con lo spazio esterno, sul loro ruolo di edifici pubblici che devono essere aperti ed inclusivi alla cittadinanza anche in orario extrascolastico, solo per citare alcuni aspetti, è una riflessione che negli ultimi anni in Italia è all’ordine del giorno (almeno tra gli addetti ai lavori) e i cui capisaldi sono fortunatamente condivisi. Dar luogo e forma a questi principi in territori diversi per condizione economica, culturale e di tessuto sociale è molto complicato e chi progetta lo sa benissimo.

Perché quindi nell’80% o più dei casi (percentuale tendenzialmente estendibile dal tema scuole anche agli altri temi progettuali rilevanti) le pubbliche amministrazioni scelgono di utilizzare formule diverse dalla procedura del concorso (gare per affidamento, project financing, parternariati)?

A mio avviso le motivazioni che vengono addotte sono due: risparmio di denaro e di tempo.

Per quanto riguarda i tempi, se l’espletamento di un concorso in due gradi necessita di circa 6 mesi (a fronte dei 4) di una procedura diversa, va evidenziato che con un concorso si individuano sia i progettisti sia il progetto, mentre con la gara si aggiudica esclusivamente l’incarico, e solo successivamente si sviluppa il progetto, spesso andando ad eguagliare o superare i tempi di un concorso.

Per quanto riguarda i costi va considerato che gli sconti praticati nelle gare sulla parte progettuale risultano praticamente irrilevanti, se rapportati al costo complessivo dell’opera (si può trattare del 2-3% sul quadro economico complessivo) e dannosi perché determinano mancate attenzioni che si riverberano sulla qualità del progetto e su tutti i successivi passaggi dal cantiere alla gestione dell’opera.

A mio parere il reale motivo per il quale le procedure concorsuali, che hanno radici nel terreno del merito e della professionalità, sono così poco diffuse (e purtroppo, non di rado, osteggiate dagli stessi architetti) è in realtà da rintracciare nella crisi culturale che pervade la nostra società.

È necessario invece che si comprenda che interventi come quello della realizzazione di una nuova scuola determinano in modo profondo l’identità e i valori di una comunità e che in questi casi si utilizzino sempre e solo, come indicato dal legislatore, procedure che abbiano come primo obiettivo la qualità del progetto.

 

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Autore

Già prima di laurearsi al Politecnico di Torino (2001) fonda con un gruppo di compagni di università studioata, l'associazione professionale in cui lavora tutt'ora.
È stato fondatore o membro di diverse associazioni culturali ed è attivo in ambito formativo attraverso lezioni, conferenze, corsi, workshop e convegni.
Dal 2013 è membro del Consiglio dell'Ordine degli architetti di Torino.
Dal 2017 è Presidente della Fondazione per l’architettura con la quale si impegna per la diffusione del concorso di progettazione.
Si è specializzato nella programmazione di concorsi di progettazione e ha fatto parte come Presidente o come membro di diverse giurie.

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