Eventi sportivi, impianti e città: un rapporto complesso

Servono nuove politiche e sistemi finanziari che rivedano i rapporti tra pubblico e privato, ma anche all’interno dello stesso settore pubblico

 

Published 31 maggio 2021 – © riproduzione riservata

Dai primi giorni di marzo 2020 la città è stata in casa, tutti noi abbiamo ridefinito le nostre abitazioni ricavando, oltre a spazi per il lavoro e per le relazioni, una piccola palestra in garage o in soffitta, un angolo per l’attività fisica in corridoio o in giardino. Ora si percepisce nell’aria una sensazione di ritorno alla normalità; dopo più di un anno in cui siamo stati sospesi fra molte incertezze, le nostre città si avviano definitivamente al superamento dell’emergenza. Lo sport è uno dei settori di attività umana (con ovvie ripercussioni su indotto economico, salute, impatti occupazionali, turismo sportivo) che ha subìto le maggiori ridefinizioni.

Ma permangono anche molti interrogativi verso una ripresa completa e ordinaria. Dopo un anno di reclusione forse avremo molta voglia di vivere, di esprimerci, e così gli spazi pubblici urbani assumono una valenza fondamentale come luoghi dell’abitare in senso ampio, non solo riferito alla casa, ma al quartiere, alla via, a parti di città. Molte attività e impianti sportivi hanno avuto problemi organizzativi, gestionali e di incassi/remunerazioni; il futuro è spesso in bilico.

 

Eventi “grandi” e “ordinari”

Mentre sul tema dei grandi eventi (Olimpiadi, Mondiali di calcio, Expo) la letteratura nell’ambito degli urban studies ha da tempo richiamato l’attenzione degli operatori di politiche pubbliche sull’importanza che questi rivestono per le economie locali, poco o nulla si trova sugli eventi ordinari, in rapporto a politiche urbane ed effetti territoriali. Il valore di questi eventi, infatti, non si limita alle manifestazioni in quanto tali, ma deriva dalla loro caratteristica di costituire un volano in grado di attivare processi stabili di sviluppo, trasformazione e rigenerazione urbana. L’evento ha, generalmente, una funzione decisiva nel favorire l’innesco di meccanismi latenti o inerziali, sbloccando finanziamenti, accelerando procedimenti burocratici e più in generale incrementando la capacità istituzionale e di governo del territorio (anche con riferimento a possibili elementi di conflitto). Inoltre, si tratta di occasioni per (ri)definire l’immagine e promuovere potenzialità e nuovi processi di sviluppo locale.

Per quanto concerne il ruolo dei soggetti istituzionali negli eventi sportivi, l’impressione è quella che, al crescere della rilevanza di quest’ultimi, le politiche pubbliche siano rimaste inerziali rispetto a questi mutamenti, lasciando, di conseguenza, che si sviluppassero in modo autonomo. Gli eventi ordinari si sono consolidati per dimensioni, popolarità, aspetti economici e impatti urbani, al punto da divenire parte attiva in processi di trasformazione (si veda il dibattito sugli stadi di proprietà in molte città italiane).

Nel campo delle politiche di governo del territorio, una riflessione più attenta andrebbe sviluppata per cercare di capire il significato che hanno oggi gli stadi e gli impianti sportivi, diverso da quello che potevano avere negli anni Trenta del Novecento o negli anni Sessanta (anni di realizzazione di molte strutture, anche di rilevante importanza in Italia). Si dovrebbe analizzare la situazione media di conservazione e manutenzione, la loro età e adeguatezza rispetto al variare di mode, stili di vita e consumi sportivi (confine sempre più indefinito fra sport, tempo libero, fitness e wellness), la loro ubicazione rispetto a una città che, dalla costruzione degli stessi, si è ampliata fino ad inglobarli. Non sono rari i casi d’impianti abbandonati o sottoutilizzati, mentre proliferano strutture in ex aree industriali (come il caso delle palestre Virgin a Milano) o ex edifici nati per ospitare altre funzioni, generando processi di manutenzione o riqualificazione urbana.

Ma è cambiato anche il ruolo dello sport a livello d’impatti urbani e indotto; è cresciuto progressivamente il turismo sportivo, con ricadute significative che i flussi turistici implicano, tanto nelle grandi città come nelle realtà montane sede dei ritiri sportivi pre-campionato. Oggi gli eventi turistici sportivi sono utilizzati come leva di promozione territoriale e sviluppo economico in piccole realtà.

 

Il pubblico e il privato nei confronti dello sport

Cambia anche la relazione tra settore pubblico e privato riguardante lo sport. Il sistema calcio italiano, per esempio, è arcaico rispetto ai modelli sviluppatisi negli altri paesi europei. La questione su cui ci si dovrebbe soffermare deriva dai mancati raccordi fra i vari livelli istituzionali: chi dovrebbe occuparsi degli stadi o delle concertazioni decisionali riguardanti i grandi impianti sportivi?

Trovare risposte a queste domande è sempre molto arduo, ma una prima operazione da compiere sarebbe quella d’impostare un progetto a medio-lungo termine che riesca a definire con chiarezza quali sono i ruoli istituzionali (e non), le funzioni dei vari livelli di governo (sia quello centrale che quello locale) e soprattutto i possibili ruoli di attori istituzionali, associativi e privati (funzioni e responsabilità).

Inoltre, è necessario elaborare un sistema finanziario che sia orientato alla ricerca di un equilibrio sostenibile volto alla valorizzazione dei princìpi non solamente economici, ma anche di quelli sociali. Garantire da parte dello Stato le necessarie risorse finanziarie significa rendere concreto il protagonismo delle Regioni (in termini di nuovi investimenti, sussidiarietà, progettualità) e sollecitare queste ultime a svolgere un ruolo più attivo di raccordo fra sport e specificità territoriali. Facendo ciò, si sviluppano nuova imprenditorialità e occupazione attraverso interventi mirati che vanno a definire nuove reti di alleanze con interlocutori privilegiati (Federazioni sportive, banche, agenzie), a reperire nuove risorse aggiuntive, a controllare gli investimenti e a migliorare il controllo e la gestione degli impianti.

Per fare tutto ciò andrebbero valutati:

– la forma più adatta (a seconda dei casi) di cooperazione tra enti pubblici, enti privati e privato sociale per la costruzione e la gestione dei complessi sportivi

– l’affermazione di nuovi modelli di gestione degli impianti (soprattutto degli stadi), tali da permettere l’insediamento di attività economiche collaterali

– la creazione di eventi, manifestazioni e la diversificazione e qualificazione dell’offerta

– il ricorso al project financing e a modelli innovativi di finanziamento dello sport con finalità non profit

In questo contesto inoltre dovrebbero essere riviste le politiche, in modo tale da rivalutare la componente sociale connessa all’attività sportiva, capace d’influenzare i comportamenti individuali e collettivi, i modelli e gli stili di vita.

Le azioni e i processi di riqualificazione intrapresi sotto la regia pubblica possono innescare il miglioramento della qualità urbana, andando a favorire successivi interventi anche da parte di operatori privati. Solo se ciò avverrà si potrà affermare che l’impiego di risorse pubbliche avrà raggiunto il suo scopo, in quanto capace di mettere in atto processi virtuosi e fortemente radicati di ripresa e sviluppo, anche attraverso lo sport, di cui abbiamo tanto bisogno nella fase post Covid-19.

 

Autore

Professore associato di Urbanistica, Università IUAV di Venezia

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