Edilizia universitaria. La residenza come Community Hub

 

Prima parte dell’inchiesta sulle residenze universitarie in grado di dare alle città nuovi spazi e servizi e al contempo promuovere inclusione, integrazione e nuovo capitale sociale

 

Leggi tutti gli articoli dell’inchiesta

La residenzialità universitaria costituisce un tema di grande rilevanza sia all’interno dei percorsi accademici, sia nella prospettiva di un allargamento del ruolo dell’università nei contesti urbani, quale potenziale agente di rigenerazione. Una prospettiva che rende oggi necessario un radicale cambio di paradigma nell’interpretazione di queste strutture, che da “collegio/dormitorio” si possono considerare potenziali community hub per la città, richiedendo un significativo sforzo in termini d’innovazione di progetto e processo e d’implementazione nelle modalità di gestione.

Le potenzialità introdotte dall’«apertura» dello student housing ai contesti urbani si legano alla progressiva dislocazione di queste strutture in aree periferiche della città, spesso caratterizzate da scarsità di offerta di servizi, difficoltà d’integrazione sociale e di confronto culturale. Ambiti nei quali la residenza universitaria può assumere il duplice ruolo di “hardware”, luogo fisico in grado di fornire spazi, servizi e attrezzature comuni anche alla popolazione locale, e di “software”, ambiente sociale adatto a interagire con le tendenze multiculturali della metropoli contemporanea. Prospettiva, quest’ultima, favorita dal particolare profilo dell’utenza studentesca, spesso proveniente da contesti stranieri con le relative difficoltà linguistiche e culturali, un basso potere economico ma un alto profilo intellettuale. Hardware e software, quindi, come strumenti per promuovere inclusione, integrazione, coesione e nuovo capitale sociale.

A fronte di una realtà particolarmente dinamica e costantemente in crescita, legata al cambiamento dei percorsi formativi, al carattere sempre più internazionale delle università, all’affermarsi di un nuovo pubblico comprendente visiting professor, ricercatori, dottorandi, oltre ai tradizionali studenti, la situazione in Italia risulta critica, certamente non adeguata rispetto al contesto europeo. Lo scenario attuale riflette una situazione piuttosto disgregata, caratterizzata dalla presenza di soggetti privati o semi-pubblici che operano autonomamente, attraverso forme di ospitalità anche sperimentali. Nel complesso, una situazione, anche rispetto all’analisi del mercato, suscettibile di forte incremento e miglioramento.

L’offerta di alloggi da parte delle strutture pubbliche si assesta, a scala nazionale, intorno al 2% degli iscritti complessivi all’università, configurando una delle coperture più esigue a livello europeo (Francia 11%, Germania 9%, Gran Bretagna 23%, Irlanda 15%, Spagna 6%). Tale dato appare ulteriormente critico se rapportato al modesto numero di studenti universitari sul totale della popolazione e alla tendenza dei giovani italiani a risiedere presso la propria abitazione durante il percorso di studi. Va inoltre segnalata la forte frammentazione del sistema accademico nazionale, che distribuisce una popolazione di quasi 1.8 milioni di studenti – di cui poco meno di 700.000 fuori sede e 76.000 con cittadinanza straniera – su 97 istituzioni differenti. I processi d’internazionalizzazione varati da molte università e l’incremento dei flussi migratori dal sud al nord prefigurano un trend di ulteriore crescita della domanda, che nel medio/lungo periodo (2030) si stima possa arrivare a oltre 340.000 unità per anno accademico.

A fronte di questa situazione, a partire dagli anni Duemila, l’Italia ha avviato un lento processo di adeguamento, sostenuto principalmente dalla promulgazione della Legge 338/2000, volta a incentivare il ruolo dei soggetti pubblici nella ristrutturazione o nella costruzione di nuove strutture per lo student housing. Per effetto dei quattro bandi attuativi che hanno seguito (2001, 2007 e 2011, 2018), l’investimento ministeriale ha portato al cofinanziamento di 244 interventi, per un totale di circa 30.000 posti alloggio – di cui 11.000 già esistenti messi a norma e quasi 19.000 di nuova realizzazione (nelle immagini seguenti, alcuni dei casi realizzati attraverso tale finanziamento). Un percorso significativo, i cui piani attuativi sono già stati programmati fino al 2021, che non si presenta però scevro da criticità e possibili implementazioni.

 

Autore

Oscar Eugenio Bellini è architetto, PhD e professore associato in Tecnologia dell’Architettura presso la Scuola Architettura, Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano. Svolge attività di ricerca e consulenza al Dipartimento ABC. È autore di numerosi rapporti scientifici, articoli e monografie e ha partecipato, come relatore, a numerose conferenze e seminari, in Italia e all’estero, sul tema dello student housing.

Matteo Gambaro è architetto, PhD e professore associato di Tecnologia dell'Architettura presso la Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano. Svolge attività di ricerca, presso il Dipartimento ABC, e di progettazione con Enti e Istituzioni pubbliche, in particolare negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulle residenze speciali e studentesche. Autore di libri, saggi e articoli scientifici.

Martino Mocchi è dottore in Filosofia e dottore di ricerca in “Progetto e tecnologie per la valorizzazione dei beni culturali”. Svolge attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano sui temi del paesaggio urbano e della multisensorialità, con particolare riferimento al contesto della residenzialità universitaria. È autore di diverse pubblicazioni su questi temi.

Related Posts

Leave a Reply