Abitare nella silver economy

Di Francesco Gastaldi  •  Ago 19, 2019 at 9:47am  •  Take Care!

Abitare nella silver economy

Un “piano Marshall”, per adeguare alle condizioni odierne le case degli anziani, muoverebbe indotto e processi in campo edilizio

 

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Published 05 settembre 2022 – © riproduzione riservata

In quali case vivono i nostri anziani? La risposta è molto facile: in abitazioni che, in misura diversa, sono vecchie, insicure, inadeguate da vari punti di vista (in primis, l’accessibilità). Si tratta di un tema poco discusso nelle sedi politiche e istituzionali rispetto alla sua rilevanza. Molti anziani italiani vivono in alloggi di proprietà che hanno acquisito nel corso della loro vita familiare e lavorativa, talvolta come riscatto di edilizia residenziale pubblica, ma si tratta per lo più di case vecchie (risalenti agli anni del boom edilizio anni sessanta-settanta o comunque al Novecento) che hanno spesso impianti non a norma in materia di sicurezza, presentano problemi di accessibilità e di manutenzione esterna e interna, elevate fonti di possibili incidenti domestici.

Ci troviamo di fronte ad appartamenti pensati per la famiglia italiana del dopoguerra, mentre oggi accolgono anziani che spesso vivono da soli (o assistiti da badanti più o meno stanziali nell’abitazione); le case sono rimaste statiche, ma il nucleo familiare si è modificato, così come gli stili di vita e i consumi (anche abitativi). Infine, si fa poco riferimento a tutte le possibilità delle nuove tecnologie informatiche e digitali e a quelle offerte dalla telemedicina per un miglioramento delle condizioni di vita, svolgendo anche una funzione di allarme e di controllo. Informatica e telematica potrebbero favorire varie forme d’interazione e comunicazione per alleviare condizioni di marginalizzazione e solitudine. Attualmente, i prezzi per la domotica risultano essere ancora elevati rispetto ai sistemi tradizionali, sia per la scarsa diffusione nel mercato, sia per l’alto livello tecnologico delle loro componenti. Gli anziani, soprattutto in alcune aree del Paese, dispongono invece di redditi scarsi.

Esiste infatti un problema di povertà nella terza età. Nonostante le abitazioni di residenza siano di proprietà, sul piano reddituale gli anziani sono talvolta in difficoltà a intraprendere azioni che possano migliorare e adeguare le condizioni abitative. Queste tecnologie permetterebbero di monitorare l’uso degli impianti, ridurre il rischio d’incidenti o di fughe di gas e perdite d’acqua, nonché attuare sistemi di videosorveglianza. In queste condizioni, in sintesi, gli anziani potrebbero vivere bene nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile con rilevanti benefici per loro stessi e anche per la spesa pubblica in termini assistenziali.

Basta entrare nelle case “medie” degli ottantenni per avere una percezione diretta di quanto descritto: alloggi statici, arredi obsoleti, condomini con carenze di manutenzione, scarsamente accessibili, spazi comuni poco curati. Urgono programmi di adeguamento per eliminare le barriere architettoniche, rendere più fruibili gli spazi di vita, attrezzandoli con impianti domotici e tecnologie per l’autonomia, dispositivi con sistemi integrati che permettono alcune funzionalità atte ad assistere l’anziano nei movimenti, arredi privi di spigoli vivi per ridurre il rischio di lesioni, fino ad arrivare ad un’ergonomia conforme con il corpo umano invecchiato.

La prevenzione degli incidenti domestici è un tema prioritario: sarebbero necessari accorgimenti specifici per garantire un ambiente sicuro e intelligente in grado di ridurre il rischio d’infortuni. Ma questa disponibilità si scontra spesso con l’intolleranza degli anziani ai cambiamenti e l’attitudine mentale a considerarsi ancora autonomi e in forma. Una sorta di “piano Marshall” per le case degli anziani (un 65enne potrebbe avere una aspettativa di vita di circa 20 anni, di cui almeno 10 in buona salute) potrebbe mettere in moto processi più ampi in campo edilizio e d’indotto economico. Il futuro della silver economy parte anche dalle sue abitazioni.

 

Autore

Professore associato di Urbanistica, Università IUAV di Venezia

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