BIM: l’Italia è davvero pronta a compiere il passo?

Riccardo Levi ha posto questa domanda a 12 studi e società di progettazione che operano in Italia e all’estero, come Park Associati, Mario Cucinella Architects e 3TI Progetti
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Dal primo gennaio 2019 la metodologia progettuale BIM è diventata obbligatoria per lavori a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro. Come stabilisce il decreto Baratono, le stazioni appaltanti dovranno gradualmente attrezzarsi per seguire le nuove direttive e implementare la metodologia BIM negli appalti pubblici.

Ma l’Italia è davvero pronta per compiere questo passo epocale? E quali difficoltà nascono nell’utilizzo di questa tecnologia parametrica?

Lo abbiamo chiesto a vari professionisti esperti in progettazione BIM che operano in Italia e all’estero. E, sebbene tutti riscontrino grandi vantaggi nell’uso di questa metodologia, restano ancora molti nodi da sciogliere.

 

Archilinea

Ing. Luca Bernardoni, amministratore: “Le pubbliche amministrazioni non usano ancora il BIM e non conoscono i vantaggi di questa metodologia progettuale in grado di far risparmiare tempo e denaro se utilizzata nel modo corretto. Stesso discorso per la committenza privata a cui non interessa come viene realizzato il progetto. Infine molte potenzialità del BIM non trovano ancora una reale richiesta, come ad esempio il Facility management“.

 

Maffeis Engineering

Ing. Fabio De Agostini – BIM manager: “Purtroppo l’Italia è molto restia alle novità e il nuovo regolamento sul BIM non è abbastanza vincolante per mettere in moto un vero e proprio cambiamento. Ci sono molti buchi che permettono all’ente pubblico di appaltare i progetti esternamente, ed è quello che accadrà. Gli uffici pubblici faticano ancora a utilizzare software parametrici, e credo dovrà passare ancora una generazione perché il BIM possa davvero svilupparsi in Italia, ma il cambiamento, presto o tardi, è inevitabile”.

 

3TI Progetti

Franca Francescucci, BIM manager: “In Italia, escludendo le società che lavorano in contesti internazionali, il BIM viene poco utilizzato e si preferiscono ancora i “metodi tradizionali”. Gli aspetti critici nell’implementazione dell’utilizzo del BIM sono sostanzialmente tre: mancanza di standard e procedure ben definite, la scarsa conoscenza della piattaforma BIM, e soprattutto la resistenza al cambiamento”.

 

Archicura

Arch. Paolo Dellapiana: “In Italia circa il 10% dei professionisti si sono convertiti al BIM, una percentuale ancora piuttosto bassa se paragonata a quella europea e mondiale. E forse la lenta ripartenza dell’edilizia nel nostro paese è anche dovuta alla diffidenza verso le nuove tecnologie che consentono la comunicazione del progetto in tempo reale, un requisito ormai indispensabile per poter soddisfare le richieste sempre più esigenti della committenza”.

 

Mario Cucinella Architects

Maria Persichella, BIM manager: “La metodologia BIM richiede grande studio e preparazione. A differenza della tecnologia tradizionale, questo approccio implica un lavoro propedeutico maggiore in fase preliminare e definitiva perché è necessario impostare le procedure di organizzazione in modo corretto. Se non si ha una conoscenza approfondita del processo BIM si rischia di perdere tempo e di fare errori”.

 

Valle 3.0

Arch. Maria Claudia Ventura, BIM manager: “Tutti coloro che partecipano alla realizzazione di un progetto in ambiente BIM necessitano di una formazione approfondita. Non solo i progettisti senior ma anche chi si occupa della modellazione infatti deve conoscere l’intero processo progettuale e saper leggere, ad esempio, il BIM Execution Plan, ossia il piano dove sono illustrati gli obiettivi e i requisiti definiti dal committente”.

 

Open Project

Giacomo Bergonzoni, BIM manager: “I proprietari immobiliari, le industrie e le aziende faticano ancora a capire i vantaggi che si possono trarre grazie all’uso della tecnologia BIM, e quindi non si attrezzano abbastanza per gestire i processi. E’ pertanto necessario promuovere maggiormente il BIM anche al di fuori del mondo dei tecnici”.

 

Astaldi

Alfred De Pascali, responsabile BIM Corporate: “Un problema del BIM è la difficoltà di dialogo tra le generazioni e questo aspetto genera inefficienze. Per diventare dei veri manager i giovani dovranno acquisire le competenze dei senior ma c’è bisogno di tempo”.

 

Park Associati

Arch. Simone Caimi, BIM manager: “Un problema del BIM è rappresentato dal suo costo. Gli studi professionali saranno costretti a un cambio radicale di prospettiva, porsi di fronte al mercato con mentalità di impresa, aumentare la produttività, abbandonare workflow dispersivi e approcciarsi al progetto con solide basi di Project Management: cosa assai rara nel nostro paese. Nella maggior parte degli studi di architettura italiani inoltre c’è ancora una mentalità provinciale che vede nella tecnologia un freno alla creatività quando invece ne è il volano”.

 

eFM

Ing. Marco Bisin, BIM manager: “Anche i clienti e i vari operatori della filiera vedono ancora il BIM come un costo inutile senza capirne il reale potenziale. C’è quindi molto da fare soprattutto a livello culturale”.

 

Musa progetti

Ing. Andrea Ferrara, BIM manager: “Le difficoltà maggiori che abbiamo riscontrato lavorando con la metodologia BIM riguardano il coordinamento informativo con soggetti esterni alla nostra azienda e con i quali sono state condotte progettazioni BIM utilizzando software differenti”.

 

B&B Progetti

Ing. Marco Baccaro, BIM coordinator: “In Italia manca ancora la volontà di condividere il proprio lavoro con altri. E per utilizzare bene la metodologia BIM è necessario condividere le informazioni tra tutti gli operatori della filiera. Siamo ancora abbastanza indietro infatti, per quanto riguarda lo scambio dei modelli tra i diversi protagonisti di un processo lavorativo, e mi è capitato di incontrare chi preferisce utilizzare sistemi più tradizionali proprio per non dover condividere il know-how aziendale”.

 

Immagine di copertina: in Europa, la Danimarca è uno dei paesi più avanzati nell’utilizzo del BIM, che ne discute e porta avanti l’introduzione dal 2001. È stato utilizzato anche da Bjarke Ingels Group per progettare l’apparente semplicità dei 21 volumi scatolari della nuova Lego House a Billund, gestita dal BIM manager Jakob Andreassen (© Kim Christensen; completata nel 2017)

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